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Undrafted, giocatori NBA non scelti: quando il meglio tarda ad arrivare

Undrafted, giocatori NBA non scelti: quando il meglio tarda ad arrivare. Da Alex Caruso a Chris Andersen

In tutto il mondo Nba si respira inevitabilmente, aria di Draft. Quello del 2020 è stato un Draft che, complice la comparsa dell’Italiano Nico Mannion nella lega, ha avuto un tipo di risonanza maggiore rispetto ad altri, nel nostro paese. Si parla già delle possibili “Steal of the Draft”, ovvero le sorprese pronte ad esplodere durante la stagione, categoria che speriamo possa comprendere anche il nostro Nico.

Oggi andremo a trattare di giocatori che non hanno avuto la possibilità di sentire il proprio nome pronunciato da Adam Silver o David Stern, ma che nonostante ciò sono riusciti a prendersi tutto.

ALEX CARUSO

Iniziamo da quello che è sicuramente uno dei personaggi più amati dalla community. Il fenomeno di idolatria sviluppatosi negli scorsi anni ci fa spesso dimenticare di quanto il numero 4 sia importante per i giallo-viola. Caruso inizia presto, dopo il diploma sceglie Texas A&M per non allontanarsi troppo da casa.

Diventa il recordman per assist realizzati (649) e per palle rubate (276). Nonostante i record franchigia, non viene scelto al draft 2016, ma se pensate che il buon Alex possa buttarsi giù, sbagliate. Inizia in seguito una sorta di calvario, gioca la Summer League con i 76ers e Okc, guadagnando con questi ultimi un contratto in G League. Approda ai Lakers, in due anni riesce a vincere un titolo e a conquistare due contratti che gli permettono di poter (almeno ipoteticamente) giocare in Nba.

Sta per andarsene anche il secondo anno e di Nba, neanche l’ombra. Con le speranze Play-off vanificate dall’infortunio di LeBron, Caruso trova spazio mettendo a referto vari ventelli e, addirittura, una partita da 32 punti nel derby. Inizia così il CaruShow, che trova l’apice alle scorse Finals dove con ottime prestazioni da subentrato riesce a sorprendere, contribuendo alla conquista del titolo.

Caruso rappresenta per tutto il mondo del Basket l’etica del lavoro, la capacità di non mollare e di realizzare i propri sogni, non importa quanto lontani essi siano, è proprio per questo che è diventato un idolo indiscusso.

DUNCAN ROBINSON

Antagonista di Caruso alle Finals targate Orlando, Duncan Robinson rappresenta uno dei prospetti più rosei se si parla di pallacanestro. A vedere le sue prestazioni ai Play-off 2020, nessuno accennerebbe mai al pensiero che quella baby-face con la 55 sulle spalle, fosse stata “Undrafted”.

Come per Caruso, dopo il College la Summer League è stata un tassello fondamentale. La gioca nel 2018/19 con i Miami Heat, al termine della competizione però, dimostra di avere due attributi degni di nota rifiutando di giocare in G League. Gli infortuni di Miami e l’audacia di Duncan gli hanno permesso di esordire nel basket che conta il 24 Ottobre 2018. La stagione 2019/20 ci ha regalato l’esplosione di un giocatore che sarà fondamentale negli anni a venire.

UNDRAFTED, I MIGLIORI GIOCATORI NBA NON SCELTI: JEREMY LIN

Nel mondo delle star diventate tali senza un apparente motivo, è impossibile non includere Jeremy Lin. Stiamo parlando di un giocatore controverso, i suoi tagli di capelli stravaganti, le 8 squadre di Nba cambiate in 9 anni e scelte fuori dal comune lo rendono un fenomeno, più social che in campo. Al termine della G League Lin aveva addirittura 4 squadre a corteggiarlo, la sua scelta ricadde su dei Golden State Warriors in pieno Rebuilding.

Dopo neanche trenta partite vola a New York, sponda Knicks, dove a Febbraio 2012 raggiunge contro i Lakers i 38 punti. Arriveranno dopo i Knicks i Rockets, i Lakers, gli Hornets, i Nets, gli Hawks e i Raptors. Adesso dopo aver girato praticamente un terzo della Nba, milita in Cina ai Beijing Ducks.

CHRIS ANDERSEN

Processo inverso per “Birdman”, inizio in Cina per poi arrivare addirittura al titolo nel 2013. Dopo due anni ad alti livelli tra Charlotte e Denver risulta positivo a “sostanze proibite dalla lega”, ricevendo una squalifica di due anni. Contro ogni pronostico torna in Nba, riesce in quel del Colorado a fare incredibilmente bene riuscendo a realizzare 2 stoppate di media in appena 20 minuti.

Riesce a firmare per la migliore franchigia della Lega: i Miami Heat, con i quali resterà (dopo un paio di contratti da 10 giorni) fino al 2016. Vincerà il titolo di quell’anno dimostrando grandi capacità di sacrificio e non ultima, una spiccata dote per sorprendere nei momenti che contano. I suoi tatuaggi e le capigliature lo rendono inetichettabile, lui è semplicemente Chris Andersen, questo gli basta.

J.J. BAREA

Portoricano? 178 centimetri? Titolo 2011? Vi dicono qualcosa?. José Barea è uno di quei personaggi da idolatrare, non tanto per le doti quanto per la capacità di perseguire i propri sogni anche quando il treno sembra essere già passato. Quando sei 1 metro e 78 sembra non esserci spazio per te in una lega di “Superuomini”, l’unico modo per non sfigurare è impegnarti il triplo, condizione che al Portoricano non è mai dispiaciuta.

DERRICK JONES

Può sembrare una lista fatta ad hoc per Miami, ma se qui figurano tantissimi giocatori della franchigia della Florida, il merito è soprattutto di Pat Riley. Jones è un giocatore esplosivo, forte e dominante. Nell’All Star Game 2020 riesce a battere (con molte polemiche) Aaron Gordon allo Slam Dunk Contest di Chicago. Il suo infortunio ha condizionato senza dubbio le ultime Finals, la sua forza avrebbe potuto aiutare tanto gli uomini di Spoelstra. What if…

Queste incredibili sorprese ci fanno capire una cosa: spesso non importa come parti, bensì come e fin dove riesci ad arrivare.

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