Uomo che cade, il titolo dell’ultima fatica musicale di Tredici Pietro. Da Bologna a Sanremo per ripercorrere le tappe più importanti del cantante bolognese nel format di Che Fatica La Vita Da Bomber.
Ema e Fabio di Che Fatica La Vita Da Bomber incontrano Tredici Pietro a Bologna.
Non in un posto qualsiasi: al Dall’Ara. Casa sua, praticamente. Perché per uno che tifa Bologna, quello stadio è salotto, cucina e camera da letto messi insieme.
Ne esce una chiacchierata vera, senza filtri. Si parte da quando la musica era solo un’idea in testa, si passa alle prime barre, poi il feat con Fibra, fino al palco più pesante di tutti: Sanremo.
Vita, pressioni, fame, sogni e cadute. Tutto dentro. Come una partita giocata fino al 90’, senza risparmiarsi e Uomo che cade ne è la testimonianza più concreta.
Tredici Pietro: Bologna come casa e ispirazione
L’incontro è avvenuto a Bologna, nel prepartita di una sfida che in città si vive con il cuore: Bologna-Milan. Non è un dettaglio.
Perché Bologna non è solo la sua città, è la sua radice.
Qui ha mosso i primi passi, qui ha iniziato a scrivere, qui ha capito che la musica non era un passatempo ma un’urgenza. Prima di dedicarsi completamente al rap, Pietro ha attraversato fasi diverse, tentativi, errori, momenti di smarrimento.
“Uomo che cade” non è solo un titolo suggestivo: è una fotografia.
Cadere, sbagliare, rialzarsi. È questo il filo conduttore del suo percorso.
“Uomo che cade perchè tenta, perchè è in costante movimento. Anche la caduta fa parte della cinesi, del movimento”
Il feat con Fabri Fibra e la svolta
Il featuring con Fabri Fibra non è stato un colpo di fortuna. È arrivato dopo anni di lavoro, demo, live nei club, crescita silenziosa.
Fibra lo sceglie perché vede qualcosa: autenticità. E nel rap, più dei numeri, conta la credibilità e si conquista barra dopo barra.
“Sono fierissimo di aver fatto questo feat e di esser stato coinvolto in questa cosa.
Ero in un parco a Bologna quanto mi è arrivata una chiamata e mi han detto: guarda c’è Fibra che vorrebbe fare un brano con te”
Un viaggio nella vita di Tredici Pietro con Ema e Fabio di Che Fatica La Vita Da Bomber: il video
Il grande palco: Sanremo
Ora c’è il palco più grande: il Festival di Sanremo.
Un esame pubblico, una lente d’ingrandimento.
“Se mi chiedi di cosa ho paura io ti dico di niente perchè non c’è nulla di cui aver paura. Sbagliare si può sbagliare. Fare una figura di m** si può fare… qual è il problema?
Andare su quel palco è la cosa che mi terrorizza di più ma che mi gasa di più”
Il testo della canzone “Uomo che cade”
L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo
Lo aspetto come l’ultima cena
Sarai bellissima ma è il minimo che aspetto da te
Sarà anche colpa del tuo aspetto
Ma di me non ho rispetto
E mi sporco
Sotto la pelle
Ho gli interni neri come una Mercedes
Tu ti sporchi
A restare con me e,
Chiusa in uno specchio,
C’è tutto il tuo riflesso e… e
Cambi forma
Alle parole
Come il fumo alle feste
Muovi tutto ciò che è attorno
Come un Dio della notte
Io per te potrei anche perdermi in un gioco di niente
Ma se ti farà male allora non pensare
Chiudimi la porta in faccia
Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa
Dimmi che hai troppe
Cose da dire
Cose da fare
Fogli bruciare
Per rimanere ferma a guardare
L’uomo che cade, l’uomo che cade
Se solo tu
Se solo sapessi che voglio soltanto che resti
Andassi via
Di questi palazzi non vedo che spenti riflessi
Dalla città (dalla città)
Che non riposa mai (che brucia ormai)
Forse sapresti chi sei
Tu sei la fine del film
La grande esplosione
La notte che conquista il giorno un nuovo colore
Sei la lama
Trafitta
E io il tuo polmone
Ma se ti farà male allora non pensare
Chiudimi la porta in faccia
Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa
Dimmi che hai troppe
Cose da dire
Cose da fare
Fogli bruciare
Per rimanere ferma a guardare
L’uomo che cade, l’uomo che cade
E faccio un’altra figuraccia
Come un bambino scivolato in una piazza
A volte siamo bravi a sparire
Per non rischiare
Di farci male
Se guardi su c’è un uomo che cade,
L’uomo che cade, un altro che cade
Se solo tu
Andassi via
Dalla città che fotte l’anima
Forse potresti sì forse puoi
Chiudermi la porta in faccia
Se rivedermi al Margine ti scioglie l’ansia
Dimmi che hai troppe cose da dire
Cose da fare
Fogli bruciare
Per rimanere ferma a guardare
L’uomo che cade, l’uomo che cade
E faccio un’altra figuraccia
Come un bambino scivolato in una piazza
A volte siamo bravi a sparire
Per non rischiare
Di farci male
Se guardi su c’è un uomo che cade,
L’uomo che cade, un altro che cade.
Uomo che cade
di P. Morandi – A. Di Martino – M. Spaggiari – A. Di Martino
Ed. Sugarmusic Publishing/Picicca Management/
Double Trouble Club
Il significato della canzone “Uomo che Cade”
Chi rincorre i propri sogni prima o poi cade. Si sbuccia le ginocchia, prende delle storte, a volte resta pure per terra un po’. Ma va bene così. La vita è più fatta di cadute che di trionfi. I momenti in cui alzi le braccia al cielo si contano sulle dita di una mano; tutto il resto è tentativi, errori, ripartenze.
Anche quelli che prendiamo come esempio non hanno fatto un percorso pulito. Sono inciampati mille volte. Se ci pensi, Michael Jordan ha sbagliato più tiri di quanti ne abbia segnati. Eppure è diventato Michael Jordan. Non perché non cadeva, ma perché continuava a tirare.
“Uomo che cade” parla proprio di questo. Del fatto che la vita non è il podio, è la corsa. È il tragitto, la ricerca, il movimento continuo verso qualcosa che magari cambia mentre lo stai inseguendo.
E poi c’è questa nostra abitudine a non accontentarci mai. Cadiamo, ci rialziamo, ripartiamo. Di nuovo. Sempre. È un difetto? Forse. Ma è anche ciò che ci tiene vivi.
In fondo parla di oggi. Di vivere adesso, con le cadute comprese. Perché sono parte del gioco. E senza gioco, che vita sarebbe?